Red Right Foot
Un racconto di fantasia ispirato al reale rapporto tra i Peaky Blinders e il calcio.
Salve a tutti! Questo giro ci siamo spinti così ai lati del campo che abbiamo pure rischiato di uscirne. Ma del resto ce lo ricorda sempre José Mourinho con una delle sue frasi icastiche: “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”. Perciò vi proponiamo un pezzo che unisce un po’ di narrativa, cinematografia e cronaca calcistica. Attuale, ma soprattutto passata. Torniamo infatti ad inizio ‘900, quando il Birmingham FC e l’Aston Villa hanno iniziato a darsi battaglia per il dominio sportivo della città. Ma se, colti dall’entusiasmo per l’uscita della sesta ed ultima stagione di Peaky Blinders, avessimo deciso di immaginarci che tipo di tifosi sarebbero stati i fratelli Shelby? No, niente affatto violenti. Come pensate male. Però forse abbastanza folli da rubare il trofeo appena vinto dalla squadra avversaria… Buona lettura e fateci sapere cosa ne pensate del nostro racconto pazzerello.
Ritorno a Small Heath
Qualcuno sa che aspetto ha Birmingham? Io no. O meglio, l'immagine che ho della città dell’East Midland inglese è piuttosto limitata. Anzi, molto limitata. Si tratta in effetti di una strada, un'unica strada di cemento scuro e grezzo, continuamente solcato in una direzione e nell'altra dalle ultime carrozze e dalle prime automobili. Ai suoi lati la gente sfiora gli edifici in mattoni e ne percepisce lo squallore, saggia con amarezza la miseria che la prima guerra mondiale ha causato. Dagli angoli sale un fetore a tratti insopportabile, così i passanti alzano spesso lo sguardo verso il cielo plumbeo e opprimente, darebbe quasi l'impressione di stare crollando se non fosse per le nuvole di fumo che salgono dalle immense fabbriche che circondano il quartiere. Uno di quei quartieri, citando De André, "dove il sole del buon Dio, Non dà i suoi raggi, Ha già troppi impegni per scaldar la gente, D'altri paraggi".
Per la precisione, questo maledetto quartiere è Small Heath. I suoi abitanti faticano a trovare consolazione nel futuro, preferiscono avvolgersi nella morbida coperta del whiskey irlandese e disperdere il senno in qualche fumeria d'oppio. Oppure percorrere fino alla fine questa strada di cui vi parlo e raggiungere il pub che nel mezzo di un gelido inverno pare un focolare domestico: il Garrison. Insomma, la Birmingham che ho in mente è quella dei Peaky Blinders. Un onesto gruppo di delinquenti che si arricchisce con il racket delle scommesse e qualche altro piccolo traffico illecito. Ovviamente non mi riferisco ai veri Peaky Blinders (una banda di criminali realmente operante tra fine '800 e inizio '900 a Birmingham, anche se probabilmente la descrizione della città rimarrebbe comunque accurata), ma la loro trasposizione televisiva ideata da Steven Knight e di cui è appena stata rilasciata la sesta e ultima stagione. Quel che consola la mia ignoranza è che dopo l'uscita della serie, la stessa Birmingham - By Order of the Peaky Fucking Blinders - sembra essere tornata a quel tempo. Tra le varie iniziative che la città ha intrapreso per promuovere la stagione, a noi interessa quella che ha intercettato la sfera calcistica.
Il Birmingham City Football Club, per la sfida contro l'Huddersfield del 27 febbraio, è tornato a chiamarsi Small Heath Alliance. Ovvero il nome originale, quello che nel 1875, anno della sua fondazione, aveva ereditato dal quartiere in cui era nato. Un simpatico tributo alle origini del club e ottimo metodo promozionale per la serie. Ma anche un gesto fortemente simbolico che racconta del forte senso di appartenenza che lega (e legava) tra loro gli abitanti di Small Heath, la cui passione si riversa (e si riversava) nella squadra di calcio. Niente di straordinario, se solo questo sovrapporsi di linee temporali non andasse ad allargare la crepa tra realtà e finzione aperta dalla serie tv.
Una storia vera che ho inventato
Non è facile creare una narrazione coerente che incroci i veri Peaky Blinders (come detto realmente esistiti, ma totalmente lontani dall'esercitare il potere di cui godono nella serie), i Peaky Blinders della finzione e lo Small Heath Alliance. Perciò da qui in poi sfrutteremo solo gli ultimi due elementi tra quelli citati, miscelando la finzione televisiva (rimaneggiata) con la realtà sportiva.
Partiamo allora dalla fondazione dello Small Heath Alliance. Come detto, avvenuta nel 1875. Ovvero un anno dopo la nascita dell'Aston Villa, l'altra squadra di Birmingham, che nei decenni successivi si sarebbe tolta ben più soddisfazioni dei cugini. Ma al tempo nessuno può saperlo e la gente di Small Heath si gode piena di entusiasmo uno stadio dal manto erboso pessimo ma dalle tribune gremite. É in Munz Street, dove va in scena il primo storico derby di Birmingham. É il 27 settembre del 1879 e i blues di Small Heath vincono per 1-0. A quel tempo Arthur, Tommy e John non erano ancora nati, così è loro padre a raccontargli dell'impresa. I tre fratelli non vanno molto d'accordo con il genitore, ma quando la domenica alle 15 li porta con sé allo stadio (sono piccoli, ma già tutti vestono il doppiopetto e fumano sigarette) vivono 90 minuti di improvvisa sintonia. Forse, c'è da dire, perché passano metà del tempo a cercare qualsiasi espediente per menarsi con la curva avversaria. Per fortuna non sono soli, tutto il quartiere va pazzo per il soccer. Tanto che nel 1906, quando la squadra già si chiama Birmingham FC, il nuovo stadio - il St Andrew's - può contenere fino a 75.000 persone. Un numero pazzesco se confrontato con i grandi stadi moderni come il Camp Nou o San Siro, che comunque non si staccano di molto dalle 80.000 seggiole. Una capienza insostenibile, tanto che oggi lo stadio ha ridotto la sua disponibilità a solo 30.000 posti.
Ma a inizio '900 la passione è fortissima e i giovani Peaky Blinders crescono in questa atmosfera. Tanto che, una volta adulti, decidono di escludere la squadra dai loro giri loschi. Nonostante zia Polly se ne freghi del pallone e vorrebbe scommettere sulla sconfitta del Birmingham FC, Tommy è intransigente: nessuna intimidazione ai calciatori, piuttosto trucchiamo il cricket che tanto ci ha rotto il cazzo. Anche perché, diciamolo francamente, non servivano le minacce per far perdere la squadra, che ci pensava benissimo da sola. Nonostante Arthur, nel 1921, abbia favorito la promozione in Prima Divisione del club chiudendo il designatore degli arbitri nel bagno del St Andrew's per due giorni e due notti, i blues non sono mai riusciti a dare una soddisfazione ai gipsy più eleganti dell'Inghilterra. In seguito a questa bravata il tenente Campbell, appena tornato in città dopo che Grace gli aveva sparato ad un'anca, riesce a imprigionare, almeno per un paio di giorni, il maggiore dei fratelli Shelby. A proposito: Grace, trasferitasi in America dopo il fattaccio, non farà più ritorno nel Regno Unito. Poteva accettare che Tommy uccidesse la gente, ma proprio non le andava giù che non la portasse mai allo stadio. Veramente era un luogo solo per uomini? E allora perché Ada, l'unica sorella Shelby, ci andava? Il sospetto che il marito avesse una tresca con la moglie dell’allenatore non riusciva ad abbandonarla. Del resto, chi può resistere al fascino di Tommy? Si racconta addirittura che, a metà partita, facessero camminare il leader dei Peaky Blinders avanti e indietro per il campo, con Nick Cave in sotto fondo, che tanto bastava questo a fare brutto e intrattenere il pubblico.
A.A.A. breve interruzione della fantasia: domenica i giocatori del Birmingham FC (giusto, dello Small Heath Alliance) hanno fatto il loro ingresso in campo sulle note di Red Right Hand di Nick Cave, canzone identificativa della serie tv, di cui è sigla iniziale.
Nel 1925 John muore, ucciso dal vendicativo Luca Changretta, senza mai aver visto vincere la sua squadra. In compenso gli acerrimi nemici dell'Aston Villa - fondato nel nord della città, quella più ricca, sotto un lampione di Heathfield Road da quattro giocatori di cricket del Villa Cross Wesleyan Chapel, che cercavano qualcosa da fare durante l’inverno visto che nei mesi freddi a cricket non si gioca - hanno già vinto 6 dei loro 7 campionati totali e 6 delle loro 7 Fa Cup. Un confronto piuttosto imbarazzante che farebbe incazzare chiunque, figurati due gangster senza scrupoli che devono reagire all'assassinio del fratello. Dopo il funerale - in cui John è stato cremato in un rito zingaro avvolto da cinque bandiere blues - Tommy e Arthur sono seduti su una spalletta di Small Heath e guardano il fiume fetido ammorbarsi sotto di loro.
Quest'ultimo, che nel frattempo si è trasferito in campagna e torna in città solo per le partite, dice commosso: «Quanto mi mancava questo odore».
«L’odore di un cesso?» chiede glaciale Tommy, anche lui trasferitosi in un mega villa e ormai abbonato alla tribuna d'onore.
«No. Non so che cos’è» scuote la testa Arthur, quasi in estasi. «Birmingham forse. O Small Heath. Questo odore. Questo odore ce lo riporta qui» conclude infine riferendosi all’altro fratello John.
Nel frattempo, all'orizzonte, lontano dall'atmosfera cupa e mortifera del quartiere, i tifosi dell'Aston Villa festeggiano l'ennesima FA Cup. Arthur è a mezza bottiglia di whiskey e ha già pippato una striscia di coca lunga come le linee laterali del St Andrew's. Grugnisce al cielo e si alza, barcollando, inveendo contro i Villans. Carica la pistola e spara tre colpi verso il cielo grigio. Il rumore della detonazione si mischia ai cori e alle trombe che arrivano dall'altra parte del fiume. Tommy lo guarda con occhi impassibili, Arthur perde bava dagli angoli della bocca e ha il ciuffo spettinato.
«Ricomponiti, Arthur. A loro ci pensiamo stasera».
Cinque ore dopo Arthur e Tommy escono dal Garrison con il tasso alcolemico più alto delle spranghe che brandiscono. Sono abituati a missioni ben più pericolose, questa notte saranno sufficienti loro due soli. Poi è una cosa simbolica, lo fanno per John etc. etc. Quindi è meglio che anche Finn - il più piccolo dei fratelli - continui a soffocare il dolore con gli amici al pub. O magari è la volta buona che perde la verginità. Tocca ai due leader della gang rimediare all'ennesima onta sportiva. Se lo figurano già quella faccia da cazzo di Billy Kimber farsi immortalare con la maglia bordeaux e celeste dell'Aston Villa davanti alla vetrina di un negozio sportivo del tempo, il William Shillcock, dove la coppa è esposta con superiorità. Pensano di lasciarla lì come se niente fosse, pensano che i Peaky Blinders abbiano già troppi cazzi con la mafia italiana per pensare al calcio. Ma il calcio, si sa, è la cosa più importante tra le cose meno importanti. E soprattutto Tommy e Arthur hanno della rabbia da sfogare. Soprattutto Arthur.
Ci sono due sgherri a proteggere il negozio. Al primo ci pensa Tommy: un preciso colpo di pistola e via. Del secondo se ne occupa Arthur: lo massacra con la spranga fino che il cervello non finisce per confondersi con il fango. A questo punto spaccano con facilità la vetrina e rubano la coppa. Quando gli uomini di Kimber arrivano sul luogo, gli Shelby sono già tornati al Garrison. Arthur, dopo aver poggiato la coppa al centro della sala, per terra, si siede al bancone dove cerca di pulirsi il sangue dalla camicia con un tovagliolo imbevuto di birra. Quel che accade in seguito rimane l'ultima notizia che si ha avuto sulle sorti del trofeo. Possiamo vedere negli occhi di Tommy - che fuma una sigaretta dopo l'altra come fossero noccioline nell'angolo della sala - il riflesso degli avventori che uno ad uno si avvicinano alla coppa; sentiamo dalle sue orecchie il rumore secco dei bottoni che si aprono, seguito dai suoni metallici di un liquido che si riversa nella bocca già maleodorante della FA Cup.
«E tu non vieni, Tommy?» chiede Arthur ebbro di violenza e disprezzo.
«Non mi scappa, Arthur» risponde il fratello, uscendo dal pub a testa bassa.

Ritorno alla realtà (forse)
É bene segnalare che in quest'ultima parte ci siamo presi una piccola licenza. Avevamo promesso che i fatti sportivi sarebbero stati tutti veri, ma abbiamo barato: l'Aston Villa ha sì vinto una FA Cup al tempo dei Peaky Blinders, ma non nel 1925, bensì nel 1895. Se vi può essere di conforto, a questo strappo al vincolo di realtà ne è corrisposto un altro di entità uguale e contraria. Nella storia inventata dei Peaky Blinders abbiamo infatti inserito un fatto storico realmente accaduto: la FA Cup del 1895 è stata effettivamente rubata dal William Shillcock da un gruppo di criminali, che secondo le testimonianze successive sarebbero proprio i Peaky Blinders. Il trofeo non fu mai ritrovato e ancora oggi sulla faccenda aleggia un alone di mistero. Noi abbiamo provato a dare una soluzione fantasiosa, senza aver sbrodolato troppo si spera.
Per riconciliarci definitamente al nostro tempo, segnaliamo infine l'unico dato incontrovertibile di tutta questa vicenda: il Birmingham City Football Club continua a fare schifo. Anche l'altra domenica, nonostante i Peaky Blinders abbiano fatto di tutto per caricare i giocatori, la squadra ha preso due gol nel primo tempo e si è dovuta arrendere all'Huddersfield Town. La sconfitta gli è costato il sorpasso in classifica dell'Hull City. Ora lo Small Heath Alliance, tornato Birmingham City, si trova al quint'ultimo posto. Per fortuna con 14 punti di vantaggio sulla zona retrocessione.
Grazie al cielo non c'è solo fango e sconfitta nella storia del club, che nel 1963 è riuscito a conquistare una Coppa di Lega battendo in finale, per 3-1, proprio l'Aston Villa. In tribuna, ad applaudire, c'era il nuovo presidente della società, il primo ad alzare un trofeo: Charlie Shelby, il figlio di Tommy. Ovviamente questa è un'altra cazzata. Ma il Birmingham City la coppa l'ha vinta per davvero, anzi è anche riuscito a ripetersi 48 anni dopo, nel 2011, sconfiggendo in finale l'Arsenal per 2-1. Ma in fondo questa è una storia dove vittoria e sconfitta c'entrano relativamente. É invece importante tenere presente che nella vita, come nell’arte, non tutto quel che è finto è necessariamente falso.



